Eliminare silicone dal vetro dell’acquario

Tempo fa ho acquistato una vasca usata da 200 litri, scoperta, adibita a dolce. Volevo trasformarla in marino, facendo i fori per poi installare una sump. La vasca però aveva già incluso un filtro interno a scatola decorato con pietre vere, molto grande, che prendeva una delle pareti laterali per uno spazio di circa 40×40 cm, siliconato molto bene sul perimetro e anche in prossimità dei due scomparti.

Ho cercato a fatica di staccarlo con un taglierino e con un raschietto da decoratore. Tagliando il più possibile il silicone, tra vetro e la plastica, sono riuscito finalmente a staccarlo.

Per il lavoro di fino ho utilizzato la lama di un taglierino utilizzata in orizzontale, molto più indicato uno specifico Raschietto per vetro che da più garanzie di non rigare il vetro, oppure un raschietto per acquario. La cosa importante è non usare la lama orizzontalmente e in modo perpendicolare, un po’ come quando si fa la barba. Anche quando si utilizza orizzontalmente bisogna fare attenzione a non fare forza sulle punte della lama, ai lati, anche questo può portare al rischio di righe.

Con questa procedura ho rimosso praticamente (con pazienza) tutto il silicone dalla parete di vetro, ma in alcuni punti sono rimaste delle macchie, degli aloni, che con i raschietti non si riusciva a eliminare. Ho provato con l’aceto, con l’alcool e con altri rimedi casalinghi che consigliava il web, ma l’unico risultato accettabile l’ho ottenuto con uno sciogli silicone chimico, facendo bene attenzione a tutte le precauzioni: usare i guanti, dosare solo la quantità indispensabile con uno straccetto pulito in cotone o microfibra, e facendo attenzione a non toccare le siliconature principali della vasca (proteggendole prima con scotch da decoratore e stracci). Poi per finire una pulizia a fondo con aceto e acqua e spugna non abrasiva.

Attenzione! L’utilizzo di prodotti chimici rimuovi silicone, così come altri prodotti di pulizia sono sempre sconsigliati, anche per l’esterno della vasca, perché non si ha la completa certezza di aver lavato e pulito bene la vasca dopo l’utilizzo, e alcune sostanze velenose potrebbero restare attaccate al vetro e diffondersi poi nella vasca piena. Per questo motivo utilizzate questi prodotti come ultima spiaggia e solo in piccole dosi, magari nelle zone più a vista. Per altra esperienza personale sono riuscito a rimuovere una siliconatura da me precedentemente effettuata senza utilizzare nessun prodotto, solo raschietto e olio di gomito, e se il silicone è di ottima qualità si riesce quasi sempre a ottenere un ottimo risultato.

Quali tipi di pesci posso inserire in un nano reef?

Questa è la domanda che mi sono fatto anch’io quando allestito la mia prima vasca marina, una vasca molto piccola di circa 50 litri, nella quale avevo inserito una decina di chili di rocce vive e con la tecnica (tra cui una pompa di movimentoTunze Nano Stream 6015, riscaldatore e skimmer Tunze 9001 ) inseriti direttamente nella vasca. Quindi con uno spazio molto ridotto.

Diadema Setosum

In realtà la cosa che ho capito avendo un acquario marino è la bellezza dell’ambiente che viene a crearsi e della microfauna che si sviluppa che è da sola di per sé molto bella da vedere ed è ancora più bella quando si inseriscono i primi invertebrati e crostacei.

La mia vasca ad esempio è stata popolata per molto tempo solamente di un lysmata debelius e un riccio Diadema setosum due turbo lumache e un granchio.

Il mio Lysmata debelius

Vedere nella mia vasca già solamente la bellezza del mio gamberetto lysmata e i suoi colori mi dava un’immensa gioia. Quindi dal mio punto di vista la cosa principale è creare prima di tutto un bell’ambiente, un bello scenario, occuparsi dei valori dell’acqua e poi capire se e quali pesci inserire in base alle dimensioni della vasca. Nel mio caso completai l’acquario con una coppia di Amphiprion ocellaris conosciuti meglio come pesci pagliaccio, quelli del film Alla ricerca di Nemo. Sono pesci che non hanno bisogno di troppo spazio, ma vivono bene in coppia, infatti non si lasciano quasi mai.

L’importante è farsi consigliare dal negoziante di fiducia o dalla moltitudine di gruppi su Facebook dedicati all’acquariofilia. Ve ne segnalo uno, Acquario Marino By Acquaportal che è tra i più seguiti in Italia sul tema specifico dell’acquariofilia marina.

Quanto costa allestire un acquario marino da 100 litri?

In questo post parliamo solo di tecnica e allestimento base, non di fauna da allevare. Ci sono due modi per allestire una vasca a marino da zero: con sump e senza sump.

Senza sump dovrai come minimo:

  • inserire uno skimmer in vasca (diciamo il Tunze 9001 o il Tunze 9004 circa 100-120 euro);
  • due pompe di movimento silenziose (diciamo due pompe non regolabili elettronicamente, dovrebbero bastare due Tunze 6025 prezzo complessivo 90 euro);
  • circa 15 kg di rocce vive, dovrebbero bastare almeno per avviare (circa 180 euro);
  • sabbia non ne metterei (sporca troppo e non conviene fare un dsb in 100 litri a mio parere) al massimo una spolveratina sul fondo;
  • un sistema di rabbocco automatico se non vuoi impazzire giornalmente a farlo a mano, propongo di installare un Hydor smart level control (72 euro) collegato a una tanica con una pompetta che riesca almeno a risalire alla vasca come prevalenza (lo smart level ti consiglio di collegarlo a un timer in modo che faccia il check del livello una sola volta al giorno per un periodo limitato di tempo) oppure ci sono sistemi artigianali di azionamento della pompa basati semplicemente su due interruttori a galleggiante, uno per il minimo e uno di sicurezza per il massimo che spegne la pompa;
  • se non è comodo andare a comprare taniche di acqua osmotica dal negoziante io mi comprerei anche un sistema di produzione di acqua osmotica tipo l’Askoll Pro-Blue System che costa solo 60 euro;
  • sale marino, non sono in grado di consigliarti la marca migliore ma son circa 15-20 euro ogni 4kg se va bene. Ce ne va più o meno 3,5 kg ogni 100 litri.

Ultima cosa la vasca dovrebbe essere scoperta, perché funziona meglio e perché dovrai inserire lo skimmer.

L’illuminazione merita un discorso a parte. Su una vasca di circa 100 litri consiglierei una o due easy led della Aquatlantis (130-150 euro l’una), altrimenti ci sono ottime plafoniere, anche programmabili, ma mi sa che i costi aumentano se non si va su prodotti low cost. Affronterò in altri post l’argomento illuminazione, nel frattempo questo videoclip offre un’interessante panoramica.

Con sump

 

Intanto devi procurarti la sump, e dipende dalle misure magari con 70-100 euro la trovi, poi bisogna bucare la vasca che immagino i buchi non li abbia – se li fai da solo occorre comprare delle speciali Punte Vetro a tazza diamantate, su amazon le trovi a 15 euro, e usare pazienza e acqua per raffreddare – installare un sistema di scarico carico (mi viene in mente il classico xaqua da 120 euro con i tubi), comprare una pompa di risalita adeguata (dipende dalla portata minimo sono 40 euro). Con la sump effettivamente i costi aumentano, ci sono però molti vantaggi: il primo che mi viene in mente è spostare dentro un mobile lo skimmer che quando è in funzione è davvero fastidiosamente rumoroso.

Produrre acqua salata per acquario marino

articolo in costruzione

Vi racconto la mia esperienza che immagino sia quella di molti.

Produrre acqua salata per un acquario marino non è così complicato soprattutto se ci si attrezza e non ci si fa prendere dalla paranoia di non raggiungere la giusta salinità dell’acqua. Ecco cosa occorre:

Acqua osmotica acquistata in negozio oppure impianto per la produzione in proprio di acqua osmotica

Rifrattometro

Sale marino

Un termoriscaldatore

Un misuratore TDS (total dissolved solid = solidi totali disciolti. I solidi totali disciolti sono l’insieme di tutti i materiali presenti nell’acqua che vogliamo togliere con il nostro sistema osmosi. La misurazione viene indicata in ppm, ovvero parti per milione)

Un secchio o una bacinella con capienza in base a quanta acqua si vuole produrre per il cambio d’acqua programmato

Opzionali ma utili:

Una pompa di movimento

Per produrre acqua osmotica ci sono moltissime soluzioni in commercio ma io vi dico quale uso io, una delle più economiche ma con l’affidabilità del marchio Askoll. La produzione di acqua osmotica meriterebbe interi capitoli ma con questo sistema si ottiene un acqua quasi pura, per mia esperienza con un acqua del rubinetto molto dura con DTS superiore a 250 arrivo a un risultato di 009, quindi accettabile.

Il rifrattometro è strumento indispensabile per misurare la salinità dell’acqua

La mia prima vasca marina, il primo giorno

Era settembre del 2017, avevo visto sul web nano reef di acqua salata e pensai di provare a farne una nella mia vaschetta da 46 litri netti. Pesci, piante e un tronchetto di legno con legata un’anubias li avrei spostati nell’acquario di mio papà che nel frattempo aveva visto morire gli ultimi guppy nati qualche anno prima nella mia vasca in cattività. (ne parlo quì)

Andai in un negozio per farmi consigliare. Da subito il titolare mi avvisò di quanto tempo avrei perso, quanti soldi avrei speso e quanto sarebbe stato difficile avviare una vasca marina così piccola (il suo esempio molto eloquente per farmi capire quanto fosse facile inquinare una vasca piccola rispetto a una più grande fu: “prova a pisciare in 40 litri o nel mare, secondo te fa differenza?”).

Poi si convinse, e disse: “proviamo, ma devi fare come ti dico io”. Innanzitutto dovetti scoperchiare la vasca, togliendo coperchio e bordo. “La vasca marina deve prendere aria, deve ossigenarsi, di conseguenza evaporerà anche tanta acqua”, aggiunse.

Intanto dovevo portare tutto il mio contenuto a casa di mio padre, che nel frattempo aveva la vasca praticamente asciutta. I dettagli li racconto qui.
Fatto questo tornai a casa, e mi misi a pulire bene la vasca. Ah la vasca misura 58,5 cm x 29,4 cm per 29,5 cm di altezza. Lo spessore non è un granché, solo 4 mm, ma le siliconature sono fatte bene.
La pulizia va fatta solamente con uno straccio e una spugna, utilizzando acqua e aceto di vino, per non aggredire le giunture in silicone e per non lasciare residui che poi potrebbero sciogliersi in acqua ed essere tossici per il nuovo ambiente. Ci si può aiutare con un raschietto metallico per acquario, adatto a pulire le alghe rimaste attaccate ai vetri.

A questo punto tornai al negozio e dopo aver caricato l’auto tornai a casa con:

  • circa 10kg di rocce vive (circa 1 kilogrammo ogni 5 litri d’acqua, in realtà una quantità un po’ sovradimensionata per la mia vasca di allora, io consiglierei di incominciare a fare una rocciata con 1kg ogni 8-10 litri);
  • uno schiumatoio Tunze 9001 nella taglia da 21,5 cm in altezza;
  • una pompa di movimento Tunze Nano Stream 6015 con un movimento da 1800 litri l’ora, direi più che sufficiente per una vasca piccola come quella;
  • 4 taniche da 16 litri di acqua salata (il negoziante mi consigliò così ma poi vi dirò come ho fatto produrre acqua salata con le giuste dosi);
  • 1 tanica da 16 litri di acqua osmotica per i rabbocchi;
  • 1 bustina di sabbia bianca, giusto per creare un po’ meno di 1 cm di fondo (era un avanzo, non mi pare fosse di qualità eccelsa, tantomeno corallina, però molto fine);
  • 3 barattoli di prodotti Seachem per ridurre i nitrati, e per dosare carboni attivi, da inserire in un filtro esterno che utilizzavo in quel periodo nella vasca, il modello Hydor Prime 10 che svolgeva egregiamente la sua funzione.

Sulla prima avvertenza di tipo economico il titolare aveva ragione. Avevo già speso 350 euro.

Mi documentai su internet per fare la rocciata (qui un link interessante dal portale Acquaportal), l’aquascape dell’acquario marino che non deve solo avere un valore estetico ma anche funzionale: l’acqua messa in movimento dalla pompa deve fluire tra le rocce e non avere zone stagnanti, e inoltre devono possibilmente essere creati dei tunnel e ripari per pesci e invertebrati.
Vengono utilizzate rocce vive. Costano all’incirca 10-15 euro al chilo e provengono direttamente dal mare o da specifici allevamenti. Per unire le rocce ho usato una colla epossidica, una specie di mastice fatto di due componenti che unite e impastate formano una pasta che indurisce anche in acqua utile a fissare le rocce tra loro. Il consiglio è comunque quello di trovare la giusta posizione ed equilibrio in modo che stiano stabilmente su da sole.

Alcuni utilizzano rocce morte o artificiali come base per poi integrare rocce vive. Col tempo le rocce morte verranno colonizzate dalla fauna acquatica.

Ultima cosa importante: le rocce vive sono veramente vive. Vengono consegnate umide in specifici contenitori in polistirolo. Bisogna maneggiarle con cura perché nelle loro cavità contengono non solo batteri ma anche invertebrati e coralli, magari non ancora sviluppati. Come è capitato a me possono esserci anche dei vermocani, dei vermi particolarmente utili per tenere pulito il fondo e le rocce, ma che sono cosparsi di aculei urticanti, per questo motivo vi consiglierei di utilizzare dei guanti di lattice per creare la rocciata e di farlo con molta delicatezza e attenzione.

Ecco il risultato della mia vaschetta. Era bellissima (per me).

Timerizzare, temporizzare, automatizzare l’acquario

Articolo in costruzione

Rendere autonomo il più possibile un acquario è a mio modo di vedere la strada più logica da seguire. È impossibile che una vasca di vetro contenente un litraggio limitato di acqua possa imitare in tutto e per tutto quello che accade in natura dove i cicli vitali si ripetono a partire dagli organismi più semplici e microscopici e dove eventi climatici e il moto delle onde hanno un ruolo cruciale. La vita in un acquario è artificiale e non basterà mai da solo ad essere autosufficiente. Anche se la letteratura è ricca di casi in cui gli acquari diventano ecosistemi perfetti che riproducono in miniatura la vita naturale è sempre necessario un minimo intervento umano, sia strumentale o chimico.

Mi limito a descrivere una soluzione minima e a basso costo di automazione di un acquario dolce o marino e questo è ottenibile facilmente con timer o multi prese elettriche timerizzate.

Innanzitutto cosa può essere automatizzato? Praticamente tutto. Ma andiamo per gradi iniziando a considerare cosa può essere timerizzato ovvero acceso o spento in base agli orari quotidiani e settimanali.

Illuminazione

In linea di massima bastano dalle 7 alle 9 ore al giorno di luce artificiale in un acquario. Se sono collegate diverse tipi di lampade possono essere sincronizzate in modo da simulare la luce naturale, anche senza l’utilizzo di specifiche centraline alba-tramonto.

Sistemi di rabbocco automatico

Talvolta occorre effettuare rabbocchi con acqua d’osmosi presenti in serbatoi esterni. Questi rabbocchi sono gestiti da interruttori a galleggiante o da sensori di livello che attivano una pompa quando l’acqua in vasca scende sotto il livello di minimo. Il mio consiglio è di accoppiare un timer in modo da effettuare un check quotidiano a una determinata ora onde evitare che le pompe di rabbocco siano troppo spesso in movimento.

Sistemi di integrazione di CO2

L’integrazione della CO2 in vasca avviene tramite una bombola di anidride carbonica collegata a un riduttore di pressione e a un diffusore in bollicine più piccole. Per poter controllare l’erogazione vengono utilizzate delle elettrovalvole, ovvero dei dispositivi che aprono una valvola solo quando sono collegate alla rete elettrica. Solitamente queste elettrovalvole vengono controllate da sistemi di misurazione elettronica d

Per far questo esistono timer analogici ed elettronici, questi ultimi costano di più ma sono più precisi e nei casi di ciabatte temporizzate più evolute possono addirittura essere collegate in Wi-Fi ed essere configurate da applicativi su smartphone o PC.